martedì 3 novembre 2015

Il caso li fece incontrare, il destino li fece innamorare.

L'amore non si addestra e l'odio non si addomestica.


Stavo lì appesa a un chiodo. Senza vita. Senza anima e senza più un futuro. Gli occhi vuoti di chi ha perso la speranza, ero la bambolina del burattinaio, diventata parte del vecchio arredamento di quel tetro carrozzone. Un mimo d'altri tempi dal sorriso malinconico camminava lentamente trascinando un pesante palloncino immaginario che voleva rincorrere il vento. Il caso li fece incontrare, il destino li fece innamorare. Presi per mano, in punta di piedi, due acrobati sospesi tra paura e passione, io funambola in bilico sul suo cuore e lui prestigiatore che mi aveva fatto innamorare. Tra colombe e lustrini, evoluzioni, stelle e magie lo spettacolo cresceva, io contorsionista come edera selvatica intrecciata alla sua anima, lui giocoliere che abilmente col mio cuore si esibiva, fantasista dai mille volti tanto preso dal suo numero da non accorgersi che mi aveva persa tra i suoi continui cambi di costume. Due fachiri su letti di chiodi e tappeti di braci, siamo passati dall'amore al dolore in pochi istanti, troppo orgogliosi per mostrarci feriti, ci facevamo del male in nome di un amore sanguinante e feroce, con maestria da domatore credevi di placarmi schioccando la tua frusta, ma l'amore non si addestra e l'odio non si addomestica, selvatica e letale da te mi difendevo con la mira pungente di chi possiede ormai una freddezza tagliente, mi ero trasformata in lanciatrice di coltelli. Tutto finì in cenere. Con gli occhi di fuoco e l'anima di ghiaccio di un mangiafuoco spietato bruciavi i resti dei miei ricordi ed io ingoiavo le tue parole ardenti mentre sparivo e il sipario scendeva, lento, sul mio ultimo inchino. Adesso che sei rimasto solo giochi a fare il grande illusionista, ma so che conservi ancora nascosti in un cilindro, accanto ad un coniglio, i tuoi "ti amo" ed i miei "mi manchi".