domenica 18 gennaio 2015

In quel momento un suono assordante e fastidioso simile al fischio di un bollitore preannunciava l'imminente aumento di tensione e di pressione. Una fiammata, come quando si spruzza alcool su un timido fuoco per rinvigorirlo, le aveva avvampato le guance, in lei si era innescata una reazione a catena, implacabile, piccole pedine di domino inarrestabili una volta iniziata la caduta. Lo sguardo assassino, il sangue era olio bollente, friggeva nelle vene, pulsava sottopelle velocissimo tanto che ogni battito del cuore era un tonfo di tamburo che scandiva il ritmo della guerra.

Un caffè amaro addolcisce qualsiasi decisione.


Immersa nella la vasca lasci che l'acqua ti sommerga, vorresti affondare come un'ancora, cerchi di scendere più in profondità delle tue angosce, ma la vasca ha un fondo troppo basso, vorresti lavare via ogni pensiero, smacchiare quel disagio che ti opprime, stai ore in ammollo fino a quando l'acqua fumante intiepidisce e la tua pelle raggrinzisce, resti lì, a filo d'acqua come un caimano affamato ma paziente, mentre attende la sua preda, l'acqua si raffredda e la pelle rabbrividisce, tu stai lì, in quell'oblio di passato e sofferenza e attendi che quell'acqua ti sbiadisca, ti cancelli, ma quei pensieri non ti abbandonano, non fai altro che riviverli nella mente e vorresti solo allontanarli come acqua sporca che nello scarico scivola via.